Consigli di lettura tutte al femminile
Con l’autunno torna la voglia di leggere e di dedicarsi del tempo con un buon libro. Vi proponiamo le seguenti di letture al femminile, storie di donne, esperienze e racconti capaci di appassionare.
La giornalista ribelle di Mathilde Bonetti (Edizione Tre60)
Padova, 1868: Eva Faré, giovane donna dell’alta borghesia, si ribella al destino imposto dal padre e a un matrimonio d’interesse, scegliendo la strada della libertà e della scrittura. L’incontro con Gualberta Alaide Beccari e il giornale «La Donna» le apre le porte del giornalismo e della lotta per i diritti femminili. Tra pregiudizi, ostilità e rischi, Eva diventa una coraggiosa inviata, decisa a dare voce a chi non viene ascoltato. Il suo percorso dimostra che l’indipendenza delle donne si conquista con istruzione, coraggio e determinazione (Più info qui).

Le quattro ragazze di Oxford di Joanna Miller (Edizione Corbaccio)
Oxford, 1920. Per la prima volta, le donne possono studiare ufficialmente all’università. Otto, Beatrice, Dora e Marianne, quattro giovani studentesse molto diverse tra loro, affrontano pregiudizi, segreti personali e nuove sfide. Tra amicizie, amori e desiderio di indipendenza, cercano di trovare il proprio posto in una società in trasformazione. Un romanzo storico sull’emancipazione femminile, l’amicizia e la scoperta di sé (Più info qui).

Due proposte di lettura per accompagnare le giornate autunnali: buona lettura a tutte e tutti!
(foto: Canva)
“Illuminiamo di rosso i Comuni ticinesi”
Un segno visibile contro la violenza sulle donne
Ci sono colori che nel tempo sono diventati messaggi. Il rosa che illumina monumenti e luoghi simbolici in occasione del passaggio del Giro d’Italia in Ticino. Il blu scelto per richiamare l’attenzione sull’autismo. Colori che trasformano edifici, piazze e monumenti in strumenti di comunicazione e sensibilizzazione, anche solo per una sera.
E se il Ticino fosse tinto di rosso: a simbolo dell’impegno collettivo nella lotta contro una piaga sociale che continua a essere presente a livelli preoccupanti nelle cronache quotidiane? Le donne sono ancora vittime di violenza, e molti tragici eventi ci ricordano che i numeri parlano chiaro: nulla di quanto fatto finora sembra sufficiente. È necessario fare luce su questa realtà e promuovere un profondo cambiamento culturale.
Faftplus ha deciso di attivarsi lanciando l’iniziativa «Illuminiamo di rosso i Comuni ticinesi», in occasione dei «16 giorni di attivismo contro la violenza di genere», la campagna internazionale che ogni anno, dal 25 novembre al 10 dicembre, richiama cittadine, cittadini e istituzioni alla responsabilità collettiva di contrastare ogni forma di violenza. Un gesto simbolico che nella sua semplicità rappresenta una dichiarazione concreta e forte: rompere il silenzio e affrontare una realtà insostenibile!
Illuminare gli spazi pubblici di rosso, perlomeno nella giornata del 25 novembre, diventa così una chiara presa di posizione, un segno di solidarietà e di impegno per costruire una società più consapevole e rispettosa. Faftplus darà visibilità ai Comuni aderenti all’iniziativa attraverso i propri canali di comunicazione, contribuendo a trasformare tante luci singole in un unico e potente messaggio che attraversa il Ticino: insieme contro la violenza sulle donne.
Un invito a unirsi e a far sentire la propria voce, affinché, con ogni luce accesa, si accenda anche la consapevolezza e la determinazione di combattere per i diritti e la dignità delle donne.
(foto: Faftplus)
Una rete solidale contro la violenza: conoscere, collaborare, agire
Un filo rosso per unire associazioni, istituzioni e competenze nella lotta contro la violenza sulle donne. È il messaggio emerso dall'incontro organizzato da Faftplus sabato 10 ottobre al Centro San Giuseppe di Lugano, una mattinata di informazione, confronto e proposte concrete per rafforzare la rete di sostegno sul territorio.
La violenza sulle donne continua a rappresentare una delle emergenze sociali più gravi e persistenti. I dati nazionali del 2025 parlano di 55 omicidi in Svizzera, di cui 34 in ambito domestico, con una netta prevalenza di vittime femminili. Anche in Ticino la situazione richiede attenzione costante: secondo i dati illustrati durante l'incontro dalla Polizia cantonale, nel 2025 si sono registrati 1'029 interventi per conflitti domestici, di cui 175 relativi a fattispecie perseguibili d'ufficio e 854 a situazioni di disagio familiare. Numeri che ricordano quanto sia fondamentale intervenire precocemente, riconoscere i segnali di rischio e garantire percorsi di aiuto accessibili. È proprio dalla consapevolezza che nessuna
istituzione o associazione possa affrontare da sola un fenomeno così complesso che è nato l'incontro «Una rete solidale contro la violenza», promosso da Faftplus per favorire la conoscenza reciproca, il dialogo e la collaborazione tra le realtà impegnate sul territorio.



Ad aprire la mattinata è stata Gina La Mantia, co-presidente di Faftplus, seguita dagli interventi di tre relatrici che hanno offerto prospettive complementari sulla prevenzione e sul contrasto della violenza. Myriam Proce, coordinatrice istituzionale per la violenza domestica, ha illustrato gli strumenti di protezione disponibili in Ticino, dalla Convenzione di Istanbul ai piani d'azione cantonali, sottolineando l'importanza del coordinamento tra i servizi e della conoscenza dei propri diritti. Tra le risorse fondamentali figura il 142, numero nazionale gratuito per l'aiuto alle vittime, accessibile anche senza aver presentato denuncia. Marina Lang, coordinatrice del Centro competenza violenza della Polizia cantonale, ha approfondito il ruolo della polizia nella prevenzione e nella gestione dei conflitti domestici, presentando il progetto VIDO+, che attraverso valutazioni precoci, ascolto e consulenze specialistiche mira a intercettare le situazioni di rischio prima che degenerino. Particolare attenzione è stata rivolta alle situazioni di disagio familiare, nelle quali non emerge necessariamente un reato, ma possono manifestarsi dinamiche di recidiva e progressiva escalation. Giorgia Bazzuri, coordinatrice della campagna «16 giorni contro la violenza di genere» nella Svizzera italiana, ha infine evidenziato il valore della mobilitazione collettiva e delle iniziative diffuse sul territorio. La campagna nazionale, in programma dal 25 novembre al 10 dicembre, sarà dedicata nel 2026 alla violenza di genere digitale.






«Ma ognuna e ognuno di noi, cosa può fare?»
Questa domanda ha guidato la seconda parte dell'incontro, una tavola rotonda moderata da Luigi Maffezzoli, già membro del Comitato Faftplus, che ha dato voce alle rappresentanti delle associazioni presenti. Dal confronto è emersa una criticità condivisa: i servizi di sostegno esistono, ma non sempre le persone che ne hanno bisogno sanno come raggiungerli, a chi rivolgersi o quali diritti possono esercitare. È stato sottolineato, in particolare, quanto sia ancora poco conosciuta la possibilità di chiedere aiuto, anche in forma riservata, senza necessariamente sporgere denuncia. Le esperienze delle associazioni hanno inoltre evidenziato l'importanza di accompagnare le vittime non soltanto durante l'emergenza, ma anche nelle fasi successive, sostenendole nel recupero dell'autonomia personale, sociale ed economica. Ampio spazio è stato dedicato alla necessità di una formazione continua delle figure professionali coinvolte, comprese quelle del sistema giudiziario, affinché l'ascolto e la gestione dei procedimenti non diventino occasione di ulteriore vittimizzazione.



Il dialogo ha messo in luce la ricchezza delle competenze presenti sul territorio, ma anche la necessità di renderle maggiormente visibili e coordinate. Per Faftplus è emersa una prospettiva concreta: rafforzare il proprio ruolo di federazione mantello, diventando una vetrina della rete disostegno esistente. Tra le proposte discusse figura la creazione di uno spazio digitale informativo sul sito Faftplus, dedicato alla violenza domestica, ai contatti utili e alle organizzazioni specializzate, con l'obiettivo di mettere in luce la rete, promuoverne le attività e facilitare l'orientamento verso i servizi competenti. Un'altra possibilità individuata riguarda la promozione di iniziative di prevenzione come VIDO+, sensibilizzando i Comuni sull'importanza di aderire al progetto e favorendone così una diffusione più capillare sul territorio cantonale. Faftplus non intende sostituirsi alle strutture specializzate, ma contribuire a valorizzarne il lavoro, moltiplicando le occasioni di informazione e collaborazione.
A concludere la mattinata è stata Maria Bonina, co-presidente di Faftplus, richiamando il valore dell'impegno condiviso. A rappresentarlo simbolicamente, un gomitolo di filo rosso che ha collegato le partecipanti, dando forma a una rete visibile di persone, associazioni e competenze. Un'immagine semplice ma significativa, che racchiude il messaggio dell'intera giornata: nessuna donna dovrebbe affrontare la violenza sentendosi sola e nessuna organizzazione dovrebbe essere lasciata sola nel contrastarla. Costruire una società libera dalla violenza richiede responsabilità, collaborazione e un cambiamento culturale profondo. Ogni legame rafforzato, ogni informazione condivisa e ogni porta resa più accessibile rappresentano un passo concreto in questa direzione.

Perché una rete solidale non è soltanto quella che esiste, ma quella che ogni donna può realmente raggiungere.
Rivivi i momenti più significativi della giornata attraverso la nostra galleria fotografica. E per non perderti nulla, seguici sui canali social di Faftplus: guarda il Reel dell’evento, scopri tutti gli approfondimenti.
(foto: Faftplus)
Da leggere e da vedere: storie, conquiste e nuovi sguardi per l'autunno
L'estate sta lasciando spazio all'autunno, ma le occasioni per uscire, scoprire e lasciarsi sorprendere non finiscono con le giornate più lunghe. Anzi, settembre può essere il momento perfetto per riprendere una buona lettura o trasformare una mostra in una piccola gita fuori porta.
Per questo nuovo appuntamento con Da leggere e da vedere abbiamo scelto tre proposte molto diverse tra loro: una mostra che ripercorre quasi ottant'anni di conquiste delle donne, un'esposizione che ci interroga sul rapporto tra corpo, lavoro e tecnologia e un romanzo per trattenere ancora un po' il profumo dell'estate.
LIBERE! 1946–2026. Le conquiste delle donne
Quanto è cambiata la vita delle donne in ottant'anni? E quanta strada resta ancora da percorrere?
Alle Gallerie d'Italia di Milano, LIBERE! 1946–2026. Le conquiste delle donne parte da una data fondamentale: il 2 giugno 1946, quando le donne italiane parteciparono per la prima volta a una consultazione politica nazionale. Da quel momento simbolico prende forma un percorso attraverso quasi ottant'anni di conquiste, lotte e trasformazioni.

Una mostra che parla di memoria, ma inevitabilmente anche di presente e futuro. Perché ricordare i diritti conquistati significa anche comprendere che nessun progresso può essere dato per scontato e interrogarsi su ciò che ancora deve cambiare.
La mostra sarà visitabile dal 26 settembre 2026 al 7 febbraio 2027 alle Gallerie d'Italia – Milano (Più info qui).
Labouring Bodies
Quali lavori riconosciamo come tali? Quali vengono retribuiti? E quali, pur essendo indispensabili alla nostra società, continuano a rimanere invisibili?
Sono alcune delle domande sollevate da Labouring Bodies, la mostra del Museum Tinguely di Basilea che esplora da una prospettiva femminista il rapporto tra corpo, lavoro e tecnologia. Al centro ci sono soprattutto quei corpi – femminili e marginalizzati – che lavorano, producono, si prendono cura e generano, ma che la storia ha spesso lasciato ai margini.

Attraverso opere che spaziano dall'inizio del Novecento a oggi, l'esposizione affronta la meccanizzazione del lavoro, la produzione e la riproduzione, il lavoro di cura e il contributo delle donne allo sviluppo tecnologico. E pone una domanda particolarmente vicina ai temi di Faftplus: quanto è equa la distribuzione del lavoro su cui si regge la nostra società?
Un'occasione per osservare l'arte, ma anche il nostro quotidiano, da una prospettiva diversa.
La mostra è visitabile fino all'8 novembre 2026 al Museum Tinguely di Basilea (Più info qui).
La lunga estate dei gelsomini
E prima di salutare definitivamente l'estate, vogliamo conservarne ancora un po' tra le pagine di un libro.
Per settembre abbiamo scelto La lunga estate dei gelsomini di Licia Tumminello, pubblicato da Nord: un titolo che ci permette di accompagnare il passaggio verso l'autunno con una storia al femminile e, magari, con qualche ultima lettura all'aperto (Più info qui).

Leggere, guardare, interrogarsi
Tre proposte diverse, ma con un filo comune: rendere visibili esperienze e storie che aiutano a comprendere meglio il presente.
Che sia attraverso le conquiste di chi ci ha precedute, una riflessione sul valore del lavoro e della cura o le pagine di un romanzo, cultura significa anche questo: trovare nuove domande, cambiare prospettiva e continuare a immaginare una società più libera ed equa.
(foto: Canva)
Mari Luz, una vita dalla parte delle donne
Ci sono persone che attraversano la vita lasciando dietro di sé incarichi, progetti e risultati. E poi ci sono persone che lasciano soprattutto una direzione. Mari Luz Besomi-Candolfi apparteneva a queste ultime.
La sua è stata una vita straordinariamente ricca, attraversata da mondi apparentemente diversi – la sanità, la politica, l’associazionismo, lo sport – ma tenuti insieme da un filo che oggi ci appare ancora più evidente: la volontà di aprire spazi, costruire opportunità e rendere le donne più libere di scegliere la propria vita.
Mari Luz aveva cominciato presto a rompere qualche schema. Nel 1976 era tra le pioniere del calcio femminile ticinese, quando per una ragazza giocare a calcio significava entrare in un territorio considerato quasi esclusivamente maschile. Molti anni dopo avrebbe continuato a ricordare il valore culturale e sociale dello sport femminile e la sua capacità di anticipare i cambiamenti della società.
Quella stessa determinazione l'ha accompagnata nel suo percorso professionale nel mondo della sanità, fino al ruolo di capo cure di Gentilcure, e nel suo instancabile impegno politico e associativo. Come presidente delle Donne liberali radicali ticinesi ha lavorato per la conciliabilità tra famiglia e professione, per una maggiore presenza delle donne nella politica e nel mondo del lavoro e, con particolare convinzione, per l'imposizione individuale. Una battaglia che per Mari Luz significava soprattutto autonomia e indipendenza economica delle donne.



Dal 2024 Mari Luz faceva parte anche del Comitato di Faftplus. Non era però soltanto una collega di Comitato. Era una presenza viva, competente e appassionata, capace di portare idee, esperienza e quella determinazione che appartiene a chi non considera la parità uno slogan, ma qualcosa da costruire concretamente, giorno dopo giorno.
Oggi salutare Mari Luz fa male. Ma guardando alla sua vita sentiamo soprattutto una profonda gratitudine. Perché alcune battaglie che continueremo a portare avanti avranno dentro anche qualcosa di lei. Ogni volta che una donna troverà il coraggio di occupare uno spazio che prima le era precluso, ogni volta che rivendicheremo autonomia, libertà e pari opportunità, il cammino di Mari Luz continuerà, un poco, anche attraverso il nostro.
Grazie Mari Luz, per la strada percorsa e per quella che ci hai aiutate e aiutati ad aprire.
Il Comitato di Faftplus
(foto: Faftplus)
Violenza di genere: il Governo vuole davvero eliminarla?
Gina La Mantia e Maria Bonina, Co-Presidenti Faftplus
La violenza di genere continua a rappresentare un'emergenza che riguarda l'intera società. In Ticino, nel 2024, la polizia è intervenuta quasi tre volte al giorno per situazioni di violenza domestica; le case protette hanno accolto 48 donne e 52 bambini; nei primi sette mesi del 2026 il Cantone ha già registrato tre femminicidi, mentre in Svizzera le vittime sono state 17.
Una realtà devastante che presenta un conto altissimo: vite spezzate, famiglie distrutte, donne e bambini profondamente traumatizzati, troppo spesso lasciati soli ad affrontare le conseguenze della violenza. Di fronte a questa emergenza, tutte le istituzioni sono chiamate ad agire con determinazione. Occorre aumentare le risorse destinate alle case protette e ai servizi di aiuto alle vittime e, soprattutto, investire con decisione nella prevenzione.
Le donne che hanno subito violenza, i loro percorsi di rinascita e le loro famiglie devono tornare al centro dell'azione politica. Il messaggio deve raggiungere in modo capillare tutti gli ambiti della società: le scuole, i percorsi di formazione, i luoghi di lavoro, le strutture sanitarie, le associazioni sportive e culturali, gli spazi del tempo libero. Il principio deve essere chiaro: la prepotenza e la violenza non sono mai una risposta.
La violenza, del resto, non inizia con le botte. Comincia molto prima: con le battute sessiste – basti ricordare le magliette fatte indossare al personale del Lido di Caslano –, con l'arroganza, la derisione, la manipolazione, le intimidazioni e le minacce. Si alimenta sempre di uno squilibrio di potere, che può essere psicologico, economico, fisico o di altra natura. Non è un caso che la campagna nazionale contro la violenza si apra con le parole: «L'uguaglianza previene la violenza».
Per questo il messaggio dell'uguaglianza è fondamentale. Eppure, la recente attualità politica mostra come vi sia ancora chi, persino nelle istituzioni, sembra trasmettere un messaggio opposto, fatto di prepotenza, di violenza e perfino di incitamento alla violenza.
Le vicende emerse in merito ad alcune conversazioni telefoniche private del presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali lasciano perplessi e sgomenti. Colpisce inoltre che, di fronte alle richieste di chiarimento formulate da tre presidenti di partito, la risposta sia stata una denuncia penale nei loro confronti.
Indipendentemente dalla sfera privata e fermo restando il lavoro della magistratura, la questione è prima di tutto politica, istituzionale e culturale. Se un consigliere di Stato suggerisce a una conoscente di «riempire di botte» una terza persona, affermando di averlo fatto lui stesso in passato, e arriva a evocare i propri «amici di Milano» come possibile soluzione alla controversia, il messaggio che passa è devastante. La credibilità degli appelli istituzionali contro la violenza, e in particolare contro la violenza di genere, ne esce inevitabilmente compromessa.
Faftplus ritiene che la risposta del Governo ticinese – limitata a un rimpasto temporaneo delle deleghe – sia del tutto insufficiente. Non è minimizzando o rinviando le responsabilità che si ricostruiscono la fiducia e la credibilità necessarie per contrastare, con coerenza e senza ipocrisie, la violenza di genere.
(foto: Canva)
Da leggere e da vedere
L'estate porta con sé più tempo da dedicare alla lettura, alle passeggiate e alle scoperte. È il momento ideale per lasciarsi accompagnare da storie che ispirano e da mostre capaci di offrire nuovi punti di vista. Questo mese vi proponiamo due romanzi che raccontano donne alla ricerca del proprio posto nel mondo e due esposizioni che meritano una visita, anche approfittando di una giornata fuori porta.
Gli anni in bianco e nero
Dopo il successo di La portalettere e Domani, domani, Francesca Giannone torna con un nuovo romanzo ambientato nell'Italia degli anni Sessanta. Al centro della narrazione ci sono quattro ragazze, quattro destini diversi e una stessa domanda: come costruire il proprio futuro in un'epoca di profondi cambiamenti sociali?
Una storia corale che parla di amicizia, emancipazione e desiderio di libertà. Se non avete ancora scoperto i romanzi precedenti dell'autrice, l'estate è il momento perfetto per recuperarli. (Per saperne di più)
La cacciatrice di comete
Con La cacciatrice di comete, Penny Haw racconta la straordinaria storia vera di Caroline Herschel, una delle prime donne astronome della storia.
In un'epoca in cui alle donne erano imposti limiti rigidi, Caroline scelse di seguire la propria passione per le stelle, conquistando con talento e determinazione un posto nella comunità scientifica internazionale.
Un romanzo intenso che parla di coraggio, conoscenza e libertà. (Per saperne di più)
Helen Frankenthaler – Kunstmuseum Basilea
Per chi ama l'arte contemporanea, il Kunstmuseum di Basilea dedica una grande retrospettiva a Helen Frankenthaler, una delle protagoniste assolute dell'astrazione americana.
Oltre cinquanta opere raccontano sessant'anni di ricerca artistica, colore e sperimentazione, offrendo un'occasione unica per conoscere una figura fondamentale della storia dell'arte del Novecento. Fino al 23 agosto 2026. (Per saperne di più)
Donne nell'agricoltura: ieri – oggi – domani
Il Museo svizzero all'aperto di Ballenberg propone una mostra speciale dedicata al ruolo delle donne nell'agricoltura.
Attraverso testimonianze, fotografie e racconti, l'esposizione ripercorre il lavoro quotidiano delle donne nelle campagne, mettendo in luce il loro contributo passato, presente e futuro allo sviluppo della società.
Una visita ideale per tutta la famiglia, immersa nella natura. (Per saperne di più)
Una proposta per l’estate. Che scegliate un romanzo sotto l'ombrellone, una mostra durante una gita o entrambe le cose, ogni storia è un'occasione per guardare il mondo con occhi nuovi. Perché la cultura non è solo intrattenimento: è uno strumento di consapevolezza, dialogo e cambiamento.
(foto: Canva)
14 giugno a Mendrisio – Faftplus presente!
Il 14 giugno, al Parco di Villa Argentina a Mendrisio, si è svolto il Picknick femminista, dedicato quest'anno al tema della cura e organizzato da VPOD, OCST e da numerose associazioni e collettivi.
Faftplus non poteva mancare. Eravamo presenti con una bancarella per la raccolta firme a sostegno dell'iniziativa popolare federale per un congedo familiare, una proposta pienamente in sintonia con il tema della giornata.



L'iniziativa chiede di riconoscere finalmente il valore del tempo dedicato alla cura, uno dei pilastri fondamentali della nostra società: la famiglia. Oggi, infatti, le neomamme hanno diritto a 14 settimane di congedo di maternità, mentre ai papà spettano soltanto 2 settimane. Una situazione che costringe molte famiglie a compiere veri e propri salti mortali per conciliare le esigenze di cura del neonato con gli impegni professionali.
La proposta di introdurre un congedo di 18 settimane per ciascun genitore rappresenterebbe un importante passo avanti: consentirebbe alle famiglie di vivere con maggiore serenità i primi mesi di vita del bambino e favorirebbe una più equa condivisione delle responsabilità di cura, permettendo a entrambi i genitori di mantenere il proprio percorso professionale.

È stata una giornata ricca e proficua, non solo per le firme raccolte, ma soprattutto per gli incontri, le conversazioni e le nuove connessioni nate con le tante associazioni presenti e con le persone che ogni giorno si impegnano sul territorio. Si respirava un autentico spirito di sorellanza, solidarietà e curiosità reciproca.
La rete femminista in Ticino esiste, è viva e continua a crescere.
La giornata del 14 giugno al Parco di Villa Argentina a Mendrisio è stata raccontata anche dalle telecamere de Il Quotidiano.
(foto: Faftplus)
Assemblea Faftplus 2026: il valore delle reti, dell’impegno e dell’amicizia
L’Assemblea generale 2026 di Faftplus è stata molto più di un momento statutario: è stata un’occasione di incontro, confronto e ispirazione.
Un sentito grazie a tutte le socie, ai soci, alle associazioni affiliate e agli ospiti che hanno partecipato, contribuendo con idee, entusiasmo e spirito costruttivo alla vita della nostra Federazione.
Particolarmente apprezzato è stato il dialogo «Il valore dell’amicizia in politica», durante il quale la Consigliera di Stato Marina Carobbio e Chiara Simoneschi-Cortesi, già Consigliera nazionale e Presidente onoraria Faftplus, intervistate dalla giornalista Romina Borla, hanno condiviso esperienze, ricordi e riflessioni sul ruolo delle donne nella vita pubblica, sull’importanza delle reti e sulle sfide che ancora ci attendono nel cammino verso la parità. (Vai all'articolo)



Nel corso della serata, Faftplus ha inoltre avuto il piacere di sostenere concretamente l’Archivio Donne Ticino con una donazione destinata alla valorizzazione del fondo archivistico di Chiara Simoneschi-Cortesi, contribuendo così a preservare una preziosa memoria della storia delle donne nel nostro Cantone. (Vai all'articolo)


L’assemblea è stata anche l’occasione per ringraziare Luigi Maffezzoli e Lara Comini per il prezioso contributo offerto al Comitato negli ultimi anni. A loro va la nostra sincera riconoscenza per l’impegno, la disponibilità e le competenze messe al servizio di Faftplus.
Con grande piacere abbiamo inoltre accolto nel Comitato Roberta Soldati e Giada Untersee, alle quali rivolgiamo un caloroso benvenuto. Siamo felici di poter contare sul loro entusiasmo, sulle loro competenze e sulla loro voglia di contribuire alla crescita della nostra Federazione.



Insieme continuiamo a costruire una Federazione forte, aperta e capace di fare rete.
Grazie di cuore a tutte e tutti per la vostra presenza e il vostro sostegno.
Qui di seguito altri scatti salienti dell’assemblea: rivivete con noi i momenti più belli della serata.





















(foto: Faftplus)
Due generazioni, una stessa lotta
Marina Carobbio e Chiara Simoneschi-Cortesi si raccontano all’assemblea Faftplus
Due donne ticinesi. Due percorsi diversi. Una stessa convinzione: la parità non arriva da sola, va costruita insieme, con coraggio, preparazione e reti solide tra donne — e non solo.
Durante l’assemblea generale di Faftplus, la giornalista Romina Borla ha guidato l’intervista dal titolo «Il valore dell’amicizia in politica», un intenso e autentico dialogo con Marina Carobbio e Chiara Simoneschi-Cortesi: due figure che, a dieci anni di distanza l’una dall’altra, hanno infranto importanti “soffitti di cristallo” nella politica federale svizzera.



Chiara Simoneschi-Cortesi è stata la prima donna ticinese — e prima donna della Svizzera italiana — a presiedere il Consiglio nazionale svizzero nel 2008/2009. Marina Carobbio è invece diventata la prima donna ticinese eletta al Consiglio degli Stati. Due traguardi storici accomunati da una visione politica profondamente umana, attenta agli interessi sociali, alla giustizia e alla parità di genere.
L’intervista ha lasciato spazio non solo alla politica, ma anche all’amicizia nata a Berna tra due donne provenienti da mondi politici differenti. Marina Carobbio ha ricordato il suo arrivo a Palazzo federale nel 2007, quando Chiara Simoneschi-Cortesi era già una figura di riferimento a livello nazionale. «Mi ha dato tanti consigli su come affrontare l’inizio a Berna», ha raccontato Carobbio, sottolineando l’importanza della preparazione, dello studio dei dossier e soprattutto del sostegno reciproco tra donne.



Un messaggio condiviso anche da Simoneschi-Cortesi, che ha ricordato le grandi battaglie trasversali portate avanti negli anni Novanta, come quella per l’assicurazione maternità. «La maternità è di tutti, non è una questione privata», ha affermato, ricordando come solo unendo sensibilità politiche diverse sia stato possibile ottenere risultati concreti.
Molto toccanti anche i ricordi personali e familiari. Marina Carobbio ha raccontato di essere cresciuta con una madre attiva nella difesa dei diritti delle donne, in una Svizzera dove ancora nel 1971 le donne non potevano votare a livello federale e dove, per molte decisioni quotidiane, serviva ancora la firma del marito. Chiara Simoneschi-Cortesi ha invece ricordato il percorso professionale difficile della madre e le limitazioni vissute direttamente dalle donne della sua generazione: dalla necessità di chiedere il permesso al marito per lavorare fino alla disparità salariale ancora oggi irrisolta.



Il tema della conciliabilità tra politica, lavoro e famiglia ha attraversato tutta la conversazione. Marina Carobbio ha raccontato le difficoltà vissute come giovane madre impegnata in politica, tra commissioni federali, figli piccoli e turni di notte come medico. Simoneschi-Cortesi ha invece spiegato come il suo ingresso più intenso in politica sia arrivato in una fase diversa della vita, quando i figli erano ormai grandi.
Entrambe hanno lanciato un messaggio forte alle giovani donne: buttarsi, credere nelle proprie competenze e fare rete. «Le donne spesso sentono di dover essere preparatissime prima di candidarsi», ha osservato Carobbio. «Ma le competenze le abbiamo tanto quanto gli uomini».
Non sono mancati gli sguardi critici verso il presente. Se da un lato Marina Carobbio vede nelle nuove generazioni una maggiore sensibilità verso i temi della parità, Chiara Simoneschi-Cortesi ha ricordato quanto resti ancora da fare, invitando però a non perdere mai curiosità, umiltà e capacità di lavorare insieme.
Più che una semplice intervista, quello proposto da Faftplus è stato un vero passaggio di testimone
tra generazioni di donne impegnate nella vita pubblica. Un dialogo sincero, ricco di memoria, esperienza e visione, che ha ricordato a tutte e tutti quanto la parità sia ancora oggi una conquista quotidiana.
(foto: Faftplus)









